Arredamento tra design e innovazione produttiva

Abbiamo incontrato Aldo Pianca, Amministratore Unico dell’omonima azienda di arredamento. Buongiorno Aldo, parliamo un po’ di Pianca?

Partirei con alcuni cenni storici: Pianca è nata nell’immediato dopoguerra, nel ’46 per esattezza, ad opera di mio padre Enrico, uno dei “pionieri” che hanno partecipato alla nascita e crescita di quello che è comunemente denominato distretto del mobile del Nord-Est; geograficamente al confine tra Veneto e Friuli, l’Azienda è partita come laboratorio artigiano di camere da letto per diventare rapidamente industria di arredamento di design orientata al total living. Con il mio ingresso in società, negli anni ’80, sono avvenuti cambiamenti significativi: tra le altre cose,  l’introduzione di un sistema di produzione Just in Time, un netto incremento del fatturato, lo sviluppo capillare della rete distributiva, la maturazione di uno stile riconoscibile, etc…

In numeri, oggi l’Azienda raggiunge i 250 dipendenti e realizza un fatturato di 45 milioni di euro, ¾ dei quali nel mercato italiano; ciononostante, oggi rivolgiamo la nostra attenzione soprattutto verso l’estero, e siamo distribuiti in più di 50 paesi nel mondo.

Per quanto concerne la produzione, cerchiamo di essere sempre aperti ed attenti verso gli stimoli che ci circondano e di essere altrettanto veloci nel sintetizzarlo in nuovi prodotti; esprimiamo, tramite una grande ampiezza e profondità di gamma, un design per quanto più possibile, accessibile e ad un giusto prezzo.

La versatilità è un nostro obiettivo: realizziamo arredamento per ogni ambiente della casa (eccezion fatta per cucina e bagno), sia giorno che notte, dagli armadi agli imbottiti, dal complemento ai sistemi d’arredo modulari. Il tutto rimanendo sempre coerenti ad uno stile elegante, sempre attuale, sobrio e mai banale che ormai da qualche decennio ci contraddistingue nel settore.

citazione1_piancaQuali sono le sue sensazioni sull’andamento del settore?

Il settore del mobile di design e dell’arredamento in generale è sicuramente un settore maturo. Per quanto riguarda come vedo l’Italia nel panorama odierno, penso abbia buone prospettive di crescita se si rivolge più spiccatamente all’estero, aumentando le esportazioni; nuove importanti economie si sono dimostrate interessate e recettive nei confronti del prodotto di design italiano e della nostra tradizione artigiana, già conosciuti ed apprezzati grazie alla moda e al tessile.

Quali sono, secondo lei, i principali ostacoli alla crescita?

Come già detto, il mercato interno è praticamente saturo e caratterizzato da elevati costi distributivi, per cui non vedo grosse prospettive di crescita nel futuro prossimo,  mentre al momento la nostra attenzione è rivolta all’estero; una cosa pratica che penalizza fortemente l’export sono certamente dazi e dogane.

citazione2_piancaIn termini generali il più grande freno alla crescita, sia interna che estera, è l’incapacità di recepire, da parte delle aziende, il cambiamento del mercato e con esso del consumatore, divenuto sempre più esigente in termini di qualità del prodotto, di ampiezza della proposta, di qualità e tempi di trasporto, di servizio efficiente presso i negozi tramite rivenditori sempre meglio formati.

Qual è il rapporto con i fornitori di macchinari? Quali sono le ultime macchine che avete selezionato?

Cerchiamo di inserire i nostri fornitori di macchinari e di attrezzature, alla pari di tutti gli altri fornitori, all’interno di collaborazioni continue e durature; è importante avvalersi delle loro capacità e delle loro conoscenze specifiche se possono concorrere a raggiungere i nostri obiettivi.

Le ultime macchine acquistate sono state una macchina per l’imballo in cartone (just in time) e una foratrice lotto 1.

Vi supportano ed anticipano le vostre esigenze?

Parlando di attrezzature direi di si, pienamente. Le abbiamo acquisite proprio in un’ottica di questo tipo, dopo accurata valutazione. Non ci si può certo permettere, oggigiorno, ogni sorta di “incauto acquisto”. Il fornitore ovviamente ha un ruolo fondamentale anche in questa fase preliminare, nel capire le istanze e quindi indirizzarci all’acquisto più idoneo e che mantenga le aspettative.

Formazione e post-vendita: una volta acquistato un nuovo macchinario vi viene fornita tutta l’assistenza necessaria?

Direi che dipende dal fornitore, e in maniera molto empirica risponderei, non sempre.

La manualistica è adeguata? L’operatore è messo in condizione di usare il macchinario con tutte le sue potenzialità?

La manualistica, ovviamente, come per legge, esiste ed è fornita dai produttori di macchinari. Tuttavia, come nei mobili che produciamo, è la qualità a fare la differenza; parlando del caso più frequente, se si fornisce del materiale troppo complicato, diventa molto difficile, se non impossibile, per l’operatore giovarsene. L’esperienza ci ha poi insegnato che, a causa di una formazione forse non completa o di supporti non del tutto esaustivi, l’operatore si vede costretto a formarsi lavorando, delegando un po’ troppo all’azienda stessa questa importantissima fase.

citazione3_piancaDal tuo punto di vista l’innovazione tecnologica e di processo passa anche attraverso l’evento fieristico?

La fiera è, e rimane sempre, un’occasione di aggiornamento sui temi di nuove tecnologie, finiture e tecniche di lavorazione. Certamente il mondo è evoluto e tramite anche nuovi mezzi di comunicazione ed informazione si presenta esso stesso come una grande fiera permanente, dove è più facile informarsi ed acquisire know-how. Le visite in azienda poi sono un ottimo strumento per avere più familiarità con i fornitori e un aggiornamento continuato. Tuttavia la fiera resta ancora insostituibile per il primo contatto.

Quanto pensa sia importante l’incontro con i produttori di macchine e di software?

Lo penso importante nella misura in cui le macchine in questione permettano o perfezionino lavorazioni particolari ed innovative. Per spingersi sempre oltre nella qualità e nella peculiarità l’integrazione tra software ed hardware si rivela davvero vitale.

Abbiamo creato un gruppo su Linkedin per favorire il networking e il confronto fra i professionisti del settore, acquirenti e venditori di tecnologia del legno. Cosa pensa di questa iniziativa?

Quando intendevo nuovi mezzi di comunicazione ed informazione intendevo anche iniziative che passano attraverso la rete e i social networks. Che dire di più? Ditemi che gruppo è che mi iscrivo.

Grazie Aldo!

 

Innovazione costante e usability nel software

Intervista a Miguel Vale Oliveira, Partner e Managing Director in EasternGraphics, azienda che si occupa di produrre applicativi per la progettazione d’interni, configurazione grafica di prodotti e preventivazione. Fra i clienti EasternGraphics ci sono importanti aziende del settore arredo, come Vitra, Ligne Roset, Steelcase, Haworth, Frezza, Novamobili, DVO, Casamania, Sinetica e molte altre.

foto_miguel_OliveiraMiguel, ingegnere informatico portoghese con un MBA alla Western Michigan University, ha lavorato in Portogallo e negli Stati Uniti prima di approdare in Italia come Global Business Integrator Consultant per la divisione europea dell’azienda americana Haworth e poi a EasternGraphics.

Miguel, raccontaci la tua esperienza in Haworth, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di ambienti di lavoro organici (piani e pareti movibili e sistemi d’arredo per l’ufficio).

Durante l’università ho collaborato con Haworth Portogallo e dopo la laurea sono stato invitato a lavorare nell’headquater dell’azienda ad Holland, Michigan. Ci sono rimasto cinque anni e questa esperienza ha plasmato il mio modo di fare business. Lì ho imparato la meritocrazia. La meritocrazia è la base della cultura aziendale americana: se si lavora duro, se sai fare squadra, se hai buone idee ed iniziativa avrai nuove sfide e opportunità di crescita, inoltre 

  • le riunioni hanno inizio e fine puntuali, 
  • il grado di autonomia individuale è molto elevato,
  • non c’è emotività nella fase di identificazione e correzione di un problema. 

Quest’ultimo punto in particolare è significativo: commettere errori è normale, evitare il confronto e colpevolizzare le persone è pericoloso. La cosa più importante è imparare dagli errori in modo che l’organizzazione possa migliorare.
Durante il mio lavoro ad Haworth ho aiutato ad applicare le innovazioni tecnologiche a processi di vendita e marketing. Era la fine degli anni ‘90, c’era l’euforia per il web e i soldi da investire non erano un problema! Una delle tecnologie applicate è stata pCon che ha contribuito a far si che la Haworth e i suoi distributori potessero creare processi più efficienti per la progettazione di spazi, configurazione di prodotti, quotazione e comunicazione progetti.

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Macchinari cuciti addosso al cliente? Questo si che è servizio!

Roberto MucciniAbbiamo ospite Roberto Muccini,  Comunication Manager di MASTERWOOD.

Ciao Roberto, raccontaci un po’ di te e di Masterwood.

Ho quasi 40 anni, una formazione scientifica: laurea in ingegneria e un passato da ricercatore biomeccanico. Dopo esperienze in altre aziende del settore sono arrivato in Masterwood nel 2000. Ho lavorato per quasi dieci anni nell’area tecnica, e a partire dal 2009 rivesto il ruolo di Comunication Manager, cioè mi occupo di tutte le comunicazioni tecniche e commerciali. Noi di Masterwood da oltre quarant’anni produciamo macchine per la lavorazione del legno assistendo con passione e professionalità i produttori di mobili ed infissi. Il marchio MASTERWOOD nasce nel 1990 raccogliendo l’eredità di conoscenze e di esperienze di due aziende storiche del settore: la MUTI, leader nella produzione di bedanatrici e mortasatrici e la ZANGHERI & BOSCHETTI, specializzata nella produzione di foratrici multiple automatiche. Le sinergie ottenute dalla fusione di queste due rilevanti realtà produttive hanno portato rapidamente la MASTERWOOD a rappresentare una delle aziende di riferimento nel mercato dei centri di lavoro a controllo numerico sia per la lavorazione del pannello che per il massello, esportando oltre il 70 % della propria produzione in tutti e cinque i continenti. I costanti investimenti in Ricerca e Sviluppo consento di offrire sotto il marchio MASTERWOOD la più aggiornata tecnologia, supportata da software personalizzati in grado di facilitare l’utilizzo dei macchinari più complessi. La flessibilità della nostra struttura ci consente di venire incontro alle specifiche esigenze di ciascun cliente, costruendogli la macchina che desidera, proprio “come un vestito su misura”.

Quali sono le tue sensazioni sull’andamento del settore?

Domanda difficile! In primis perché l’andamento del settore è per sua natura fortemente influenzato da quello di altri settori, primo fra tutti quello immobiliare. Per quanto riguarda il mercato Italiano, anche il 2012 si chiuderà all’insegna di un lieve calo (anche se non a livelli “spagnoli”). Tiene la ristrutturazione con buone previsioni anche per il 2012 in virtù della proroga del “55%”. All’estero il trend non è molto positivo ma esistono zone dove le previsioni sono migliori, quali Brasile, Cina, India, Russia, ecc. Tutti comunque “pensiamo positivo” nell’auspicio che non nascano altri “mostri” di tipo politico/finanziario (vedi instabilità in Medio Oriente, crisi del debito pubblico nell’Eurozona, ecc.)!

Citazione 1

Quali sono, secondo te, i principali ostacoli alla crescita?

Beh, in parte ne ho già parlato in precedenza: tutte le incertezze di tipo politico-economico sono un forte ostacolo. Non di meno la pressione fiscale che in molte nazioni (soprattutto occidentali) è aumentata per fronteggiare le crisi del debito pubblico. Ciò che manca è una prospettiva di lungo periodo e lo vedono tutte le aziende sulle proprie spalle: constatiamo la voglia di ripartire nell’incremento degli ordini non appena le “tempeste” si acquietano un poco. Usando una metafora possiamo ben dire che l’andamento è davvero schizofrenico: un mese gli ordini arrivano come ai “bei tempi”, il mese dopo esplode il caso “Grecia” e tutto si blocca. E’ più che normale che le aziende fatichino ad investire in un clima generale di questo tipo.

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Resistenza al cambiamento? Fate come Paolo!

foto di paolo zago

Intervista a Paolo Zago, da dicembre dello scorso anno Direttore di produzione in Jesse SpA.

Paolo, parlaci di te, che esperienze hai nel settore del mobile?

Ho iniziato dalla gavetta nel 1977 in Sartor SpA, un’azienda all’epoca all’avanguardia nella produzione di mobili milleuso, gli antenati degli attuali mobili per il bagno. Dal 1991 Sartor è stata ceduta alla multinazionale Inda, leader nel settore dell’arredo bagno. La nuova proprietà mi ha consentito massima libertà operativa e la mia carriera si è sviluppata prima come Responsabile del magazzino, dove ho introdotto una gestione degli approvvigionamenti fatto con i cartellini e, successivamente, come Responsabile del reparto di montaggio, dove ho messo in piedi una delle prime linee automatiche. Dal 2007 sono entrato in Lago SpA come Direttore di produzione. Lago è un’azienda fortemente innovativa ed è stata una bella avventura. Grazie al lavoro di squadra abbiamo raggiunto ottimi risultati ed ho imparato moltissimo, affinando la mia conoscenza della Lean Production e del Kanban. Ed ora eccomi qua, da pochi mesi Direttore di produzione in Jesse. Ho affrontato questo cambiamento con grande entusiasmo, ma anche questa è una bella sfida. C’è tanto da fare e prima di tutto devo conoscere l’azienda.

Parlaci un po’ di Jesse

180 persone in produzione, 44.000 mq…una realtà complessa che sto cercando di riorganizzare nell’ottica dell’efficienza, collegando uffici e produzione, creando squadre di lavoro e informatizzando alcune procedure. Jesse è un’azienda con una tradizione consolidata che si occupa di zona giorno (cucine escluse) e zona notte con prodotti laccati ed in essenza.

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A cosa serve un configuratore di prodotto?

Clemens SchrenkOggi parliamo di configuratori di prodotto con Clemens Schrenk, Strategic Marketing Manager e Finance Investor Relator in SquareClock. Clemens è austriaco, ha studiato a Copenhagen, Vienna e Milano, lavora a Parigi. Abbiamo incontrato Clemens in occasione di una sua visita in Sharazad. Clemens, raccontaci cos’è SquareClock.

SquareClock è una Venture Capital Finance Technology Start-up. Si tratta di un’azienda che produce software per configurazione prodotto (legno arredo), un’azienda che per crescere ha bisogno di molti capitali e competenze specializzate. I fondatori dell’azienda hanno fatto il loro percorso in Dassault Systems, leader nella PLM (gestione del ciclo di vita del prodotto) e nella modellazione CAD. La struttura dei nostri software deriva dal mondo CAD, ma viene mediata dal lavoro di esperti provenienti da realtà legate ai videogames. I prodotti che realizziamo sono orientati al cliente finale, non al punto vendita. Per questo motivo sono semplici e divertenti da utilizzare come il prodotto che abbiamo realizzato per Castorama.

Cosa fa esattamente un configuratore di prodotto?

Mi piace definirlo un modo per trasformare il Retail Business. Il software mette in condizione il cliente di progettare autonomamente il proprio spazio senza commettere errori perché la sua scelta può avvenire solo fra le soluzioni possibili; Anche da un punto di vista estetico può visualizzare la propria soluzione ed evitare spiacevoli sorprese. Questo per avere

  • aumento della redditività
  • risparmio di costi (il cliente progetta autonomamente quindi servono meno risorse nel punto vendita)
  • maggior tempo da spendere nel punto vendita (maggiore possibilità di acquisti)
  • possibilità di migliorare la gestione degli stock sapendo in anticipo cosa il cliente viene ad acquistare
  • possibilità di orientare il consumatore all’acquisto di beni secondo una logica favorevole all’azienda o di creargli soluzioni tipo più adatte al suo profilo (ad esempio la soluzione più economica, quella che elimina le scorte di magazzino, quella che offre maggior reddittività…etc)

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E l’acquisto avviene direttamente online?

Sarebbe senz’altro possibile, ma in generale si preferisce non perdere le occasioni d’acquisto che offre la visita nel punto vendita.

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Quali sono i principali ostacoli alla crescita nel settore del mobile?

Filippo GengaOggi parliamo con Filippo Genga, Plant Manager Gruppo Spar Holding SpA e Magnolia Due SpA.
Filippo, hai maturato la tua esperienza nel settore arredamento, prima in Febal Cucine ed ora in Gruppo Spar Holding SpA e Magnolia Due SpA. Quali sono le tue sensazioni sull’andamento del settore?

Al di là degli studi sul settore dove ci sono dati quantitativi precisi, quello che posso offrire è una previsione “ravvicinata” sul distretto del mobile di Pesaro, area in cui lavoro e che a mio avviso è rappresentativa della situazione italiana. E’ indiscutibile una contrazione del mercato con conseguente riduzione dei margini di profitto e questa ha pesato notevolmente sia su aziende più piccole e poco solide (che rappresentavano l’ossatura del nostro distretto) sia su aziende che detenevano posizioni da leader. La mia sensazione è che tale contrazione sia destinata a proseguire per tutto il 2012. L’effetto è quello di un’ulteriore concentrazione dell’offerta di aziende che hanno saputo e potuto rispondere ai cambiamenti che la crisi ha determinato.

Quali sono, secondo te, i principali ostacoli alla crescita? citazione Filippo Genga1

A mio parere, se tralasciamo gli indicatori macroeconomici, uno degli ostacoli alla crescita del settore del mobile è il modello tradizionale su cui molte aziende sono ancora impostate:

  • considerare la catena del valore per il cliente formata da entità indipendenti (siamo lontani dall’impresa rete)
  • cultura del “lotto” ancora presente
  • lentezza nel flusso delle informazioni (e la conseguente lentezza di reazione)

Come uscirne? Per superare gli ostacoli e rimanere competitivi è necessaria una continua ricerca di nuove esigenze e di prodotti più innovativi attraverso un’attenta interpretazione di ciò che il mercato vuole realmente. L’innovazione basata sul prodotto e/o sulle tecnologie deve essere anche legata alla capacità dell’impresa di estendere la propria catena del valore fuori dei confini aziendali e quindi alla capacità delle aziende  di coordinarsi e di integrarsi.

Qual è il rapporto con i fornitori di macchinari? Quali sono le ultime macchine che hai selezionato?

Abbiamo un ottimo rapporto con i fornitori di macchinari di tecnologia del legno, soprattutto con due. Le ultime macchine che abbiamo selezionato sono: un centro di lavoro per foratura, pantografatura e bordatura per l’azienda di camerette ed una foratrice flessibile per ante per l’azienda di cucine. Entrambi gli investimenti hanno come obiettivo quello di ridurre le scorte di magazzino e consentire una personalizzazione maggiore del prodotto. In particolare il centro di lavoro è organizzato con logica di “lotto-uno”. Continue reading

Cefla Finishing Group si racconta

Barbara Ricci PetitoniCefla Finishing Group è leader mondiale nella verniciatura del Legno e dei suoi derivati, progetta e realizza linee di finitura – verniciatura e nobilitazione – su misura e “chiavi in mano” per il mercato del Legno ed è oggi all’avanguardia anche nel settore del Vetro, del Fibrocemento, della Plastica e del Metallo. I Clienti spaziano da nomi illustri nel settore dell’edilizia e arredamento, fino ad includere i segmenti aerospaziale e automotive. Il gruppo è costituito da aziende e marchi leader – Cefla Finishing, Delle Vedove, Düspohl, Falcioni, Sorbini – che hanno fatto dell’innovazione il loro principale punto di forza. La prossimità ai Clienti è assicurata da una rete distributiva capillare, costituita da filiali e da un elevato numero di dealers, oltre ad una presenza produttiva in Paesi quali Italia, Germania, USA e Cina.

Parliamo con Barbara Ricci Petitoni, Communication Manager.
Quali sono le tue sensazioni sull’andamento del settore?

Il settore del legno sta attraversando il peggior momento di tutta la sua storia. La crisi dell’edilizia e la scarsa possibilità delle famiglie nell’investimento in beni durevoli (ad esempio l’arredamento) porta ad un netto ridimensionamento del mercato, in modo particolare in Europa e negli Stati Uniti. I Paesi dell’area BRIC (Brasile, Russia, India – o più genericamente Asia – Cina) stanno invece crescendo, anche se a ritmi inferiori rispetto al previsto.

Quali sono, secondo te, i principali ostacoli alla crescita?

La minore capacità di investimento dell’utilizzatore finale. 

citazione_ceflaIn questo momento, qual è secondo te il valore aggiunto di un macchinario made in Italy?

Sappiamo che il focus dei nostri Clienti si sta certamente spostando, il Mercato è radicalmente cambiato. Il vantaggio del macchinario made in Italy sta nell’avere ben presente che è la qualità a fare la differenza, punto da sempre fondamentale nel mondo del Mobile Italiano.

Nel rapporto con i clienti, quanto è importante la conoscenza delle loro specifiche esigenze?

Fondamentale. La vera innovazione ed il valore aggiunto che oggi possiamo fornire sta nel riuscire a consigliare il cliente nella riorganizzazione dei processi, nell’aiutarlo con la tecnologia a produrre meglio con più flessibilità, meno costi e risorse associate, senza ovviamente dimenticare la qualità del suo manufatto finito. Continue reading

Poltrona Frau svela i suoi segreti

telaio di una poltrona frauAd Ottobre, ad Abitare il Tempo a Verona abbiamo incontrato Carlo Oliverio, Direttore Vendite Italia di Poltrona Frau.
Poltrona Frau è un’azienda storica del design italiano che vanta una tradizione centenaria (è nata nel 1912) nella produzione di imbottiti di alta gamma. A Verona Poltrona Frau ha svelato le fasi produttive della realizzazione di alcuni modelli dei propri imbottiti: sapere artigiano al servizio dell’industria. Lo stand ha riscosso grande successo e numerosi ammirati visitatori.
Carlo ci ha detto che nella produzione Poltrona Frau il legno occupa un ruolo marginale essendo utilizzato prevalentemente come struttura per l’imbottito.
Si tratta comunque di un legno massello di faggio stagionato in modo particolare e trasformato dalla sapienza degli artigiani, a Tolentino. Carlo sottolinea che i prodotti Poltrona Frau si caratterizzano per l’equilibrio tra artigianalità e volumi industriali: Vanity, una delle poltrona in mostra a Verona, viene creata in migliaia di pezzi da artigiani di grande esperienza in uno stabilimento molto ampio.
L’aspetto tecnologico è nella produzione dei componenti, non nell’assemblaggio. In particolare, la pelle contribuisce in modo importante all’estetica degli imbottiti ed è ad altissimo contenuto tecnologico. In generale, i fornitori hanno con l’azienda rapporti pressoché stabili di partnership orientate a coprogettazione, specie per quanto riguarda la pelle. Il rapporto con i fornitori, precisa Carlo, non si costruisce in fiera, ma attraverso un rapporto continuativo più profondo di quello che può avvenire allo stand. Ciononostante la fiera ha la funzione di aprire finestre sul mondo e sui nuovi confini dell’innovazione. La scelta dei fornitori, insomma, avviene in un mix di situazioni fra fiere, contatti e web. In internet ci sono tutte le informazioni ma la capacità di selezionarle è fondamentale.

Chiediamo a Carlo, come vedi il futuro del settore?
Nei prossimi anni assisteremo ad una concentrazione di marchi e di aziende produttrici.
Il valore del prodotto percepito dal cliente sarà sempre più subordinato alla sua valenza estetica. A livello distributivo, assisteremo ad un intensificarsi del processo di concentrazione dei rivenditori attraverso un meccanismo selettivo che nei Paesi come l’Italia è già in atto. Il baricentro distributivo tenderà a spostarsi verso est.

 

 

Scale e globalizzazione

foto laura fontanotFontanot è un’azienda storica della provincia di Rimini che si occupa di scale. Parliamo con Laura Fontanot che nell’azienda si occupa dell’immagine e della comunicazione, e con Adriano Bugli, Direttore di produzione. Per quanto riguarda Fontanot: quando e come è nata?

Nel 1947 Aser e Albino Albini costituiscono a Rimini, in Borgo San Giovanni, una azienda artigiana per la produzione di scale a pioli, per lavoro, di vari tipi. Il laboratorio, ubicato in città, occupa 6 persone, servendo sostanzialmente una clientela locale. Ai fini dello sviluppo dell’attività, su nuovi concetti e nuove idee produttive, è determinante l’entrata in azienda, in società con i titolari Albini, di Enzo Fontanot, nel 1971. A partire da questo momento inizia una radicale trasformazione dell’azienda, che si orienta verso la progettazione e realizzazione di “scale a giorno”, cioè aperte alla vista, parte integrante dell’arredamento di un ambiente.

Quali sono le tue sensazioni sull’andamento del settore?Citazione Laura Fontanot

Il settore scale come in ogni ambito, ha subito un ridimensionamento notevole. Questo non è dovuto solo alla “crisi” in corso, ma anche alla continua nascita di nuove realtà che producono scale. Inoltre la globalizzazione se da un lato ha creato il libero mercato, dall’altro ha portato a perdere il controllo sulla qualità del prodotto e sulla sua origine. Oggi aziende di tutto il mondo propongono prodotti autodefiniti di qualità che per noi addetti non lo sono. Difficile per il cliente capire e distinguere la valenza del prodotto, specialmente se il parametro principale rimane quello del prezzo.

Quali sono, secondo te, i principali ostacoli alla crescita?

I mercati tradizionali ormai offrono poco margine di crescita, sia per un discorso d’inflazione del prodotto che per situazioni “politiche” che non permettono alle aziende di usufruire di aiuti per la crescita nell’ambito della ricerca e sviluppo. Ma è proprio su ricerca e sviluppo che noi puntiamo per continuare ad essere competitivi. Naturalmente stiamo anche mettendo a punto un programma che ci porterà a proporre i nostri prodotti nei mercati emergenti, cercando di mantenere il più possibile la nostra identità. I governi hanno appoggiato la globalizzazione del mercato, ma non hanno fornito alle aziende italiane gli strumenti per rimanere competitive. L’ostacolo principale rimane il fatto che ogni azienda deve farcela con le proprie forze.

Qual è la ricetta Fontanot?

Riteniamo che in questo momento si possa restare efficacemente sul mercato solo offrendo un corretto equilibrio di innovazione, attento controllo dei costi ed elevata qualità; impegnandosi nel farlo percepire al Cliente finale. Tutto questo è sempre stato il primo obiettivo del nostro fare impresa. 

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Innovazione nel settore arredo – seconda parte

Continua l’intervista ad Alessio Cuccu, LAGO spa.
In questo momento, qual è secondo te la fase produttiva che dà maggiore valore ad un mobile made in Italy?

Secondo me, la fase produttiva che caratterizza veramente il MADE in ITALY è la “produzione dell’idea”: il concept innovativo del designer.

Qual è il rapporto con i fornitori di macchinari? vi supportano ed anticipano le vostre esigenze? Adattano i loro prodotti alle vostre specifiche esigenze, come l’introduzione di nuovi materiali?

Le nostre esigenze nascono principalmente dallo sviluppo di nuove idee e dalla necessità di risolvere problemi; i tempi in cui si generano idee e si presentano i problemi sono completamenti diversi da quelli necessari ad una tecnologia per produrle o risolverli; per questo più che supportarci i produttori di macchinari dovrebbero anticipare le tendenze (e in questi ultimi 2 anni ho incontrato realtà importanti che ci stanno provando!) per rispondere tempestivamente alle nostre esigenze; a parte qualche caso isolato però, bisogna ammettere che in questo periodo di crisi sempre meno industrie scelgono di prendere rischi importanti a lungo termine. D’altro canto è più facile che le aziende produttrici di materiali abbiano a disposizione delle novità di cui non sanno cosa farsene. E’ l’esempio del POST-IT della 3M che mi piace sempre ricordare non tanto perché è nato a seguito di un errore (i ricercatori 3M avevano sbagliato la formulazione di una colla, che appunto non attaccava come doveva) ma perché da questo esperimento andato a male sono passati 10 anni prima che qualcuno capisse cosa fare con quella colla sbagliata: non incollare in modo permanente due superfici, ma sfruttare il suo effetto di incollaggio temporaneo per attaccare delle note-appunti. Questo per dire che molto di quello che stiamo cercando spesso è già disponibile ma occorre uno sforzo creativo per far sì che possa esserci un trasferimento tecnologico effettivo. In primis chi progetta deve comprendere le possibilità offerte dai nuovi materiali e non volerli solamente adattare alle proprie esigenze. Grosse multinazionali dall’altra parte hanno la forza di proporre materie prime nuove che affascinano il mondo del design che se ne appropria per generare nuovi progetti e prodotti.

Da attento osservatore, l’innovazione tecnologica e di processo, passa anche attraverso l’evento fieristico?

Sempre più la fiera, sia di prodotto finito, sia di subfornitura, si sta trasformando in evento espositivo che i visitatori sfruttano per tenersi aggiornati; le aziende dedicano gran parte dei loro sforzi per realizzare nuovi prodotti da presentare proprio in occasione delle fiere di riferimento (Salone del mobile di Milano per l’arredo – i saloni delle auto di Ginevra-Francoforte-Detroit e Tokyo per l’auto, l’Hannover Messe per le aziende produttrici di macchinari complessi, etc.); per questo è sempre più frequente vedere in fiera i gruppi R&D o gli uffici tecnici alla ricerca di soluzioni ai problemi esistenti o nuovi fornitori per lo sviluppo di nuovi prodotti; la visita ad una fiera può essere un modo efficiente per il team R&D per incontrare in un unica sede molte aziende e verificare direttamente le loro ultime proposte. Di sicuro il concept fieristico oggi si è trasformato molto dall’evento di qualche anno fa in cui le aziende portavano a casa ordini o riuscivano addirittura a vendere prodotti e macchinari già durante la settimana espositiva.  Continue reading